San Lucido

ATTENTI AI POLITICI … POSSONO FARE PIU’ DANNI DELLA MAREGGIATA

  1. Nessuno se l’aspettava a primavera arrivata, secondo calendario, una mareggiata così devastante

Paura, disagi e tanti tanti danni. Per fortuna non si registrano vittime ma poco c’è mancato. Il Tirreno Paolano è stato flagellato da onde alte 6 metri in alcuni punti e l’informazione su quanto stava accadendo, tramite internet, è avvenuta in tempo reale.

La redazione di “Paola Oggi” come altre testate on line e i social, ha contribuito a informare i lettori rendendoli consapevoli dei danni provocati dalla mareggiata.

Se si considera che, di solito, con la Pasquetta iniziano i week end al mare che progressivamente portano alla stagione estiva, ci si rende conto della portata dei danni arrecati alle attrezzature balneari proprio mentre ci si accingeva a riprendere l’attività.
La Protezione Civile ha fatto il possibile allertando i sindaci con il codice giallo, la maggior parte dei sindaci ha però potuto fare poco per disorganizzazione cronica e mancata prevenzione.

E qui viene il punto, perché l’erosione delle coste e la difesa delle coste sono un problema antico, mai affrontato seriamente.
Non lo si è affrontato a Caulonia dove l’erosione e l’azione del mare stanno distruggendo una antica cinta muraria di valore storico-archeologico nell’indifferenza generale, come accade immancabilmente quando si tratta di beni culturali a rischio e di intellettuali che lanciano l’allarme.
Non si vuole dare la colpa della mareggiata al governo regionale e al presidente Oliverio o alla Protezione Civile che sta assolvendo al suo compito ma il problema che non esiste una politica di salvaguardia e di manutenzione delle coste, va posto e richiama alle sue responsabilità chi dovrebbe attuarla. Dal 2014 sono pronti progetti e finanziamenti per la difesa costiera ma il pachiderma burocratico regionale stenta ancora a mettere in pratica ciò che avrebbe attenuato i danni.
Non è il momento di fare polemica politica ma, di certo, non ci si può accontentare della richiesta fatta al governo centrale di riconoscere lo stato di calamità naturale.

Il governo nazionale farà la sua parte, almeno si spera, con tutta l’urgenza che la situazione richiede ma la Regione, Oliverio, la sua giunta, la sua maggioranza, il consiglio regionale non si possono chiamare fuori.
I sindaci dei comuni maggiormente colpiti hanno già fatto presente l’impossibilità di fare fronte autonomamente ai danni subiti. Tutt’altro, e si appellano alle istituzioni sovracomunali che altro non sono se non la Regione e le sue articolazioni gestionali che con i propri bilanci destinano risorse.

Oliverio e la sua giunta, la maggioranza, l’intero consiglio regionale mettano da parte le nomine, il rimpasto degli assessorati, le beghe di potere, la sconfitta elettorale del PD, la ricandidatura di Oliverio alle regionali dell’anno prossimo, di cui non frega niente a nessuno, e mettano mano alle risorse disponibili per intervenire con tutta urgenza nelle zone danneggiate.
Si metta mano a quella che, comunque mascherata, è la spesa clientelare e parassitaria e si vada incontro alle urgenze di sindaci ed operatori turistici.

Necessitano aiuti concreti e non “visite” sui luoghi danneggiati con chiacchiere e liturgie consolatorie che non portano da nessuna parte.
Meno che mai passerelle politiche che potrebbero scatenare reazioni di massa.

I sindaci dei comuni danneggiati dovrebbero costituirsi in unità di crisi e, insieme agli operatori turistici danneggiati e le loro organizzazioni di categoria, tenere sotto pressione il governo regionale affidando a tecnici competenti il compito di reperire risorse nelle pieghe del bilancio regionale e nei capitoli delle spese improduttive, cominciando dai finanziamenti ai gruppi consiliari, i benefit, le premialità a chi non ha di che essere premiato, ai consulenti superpagati che non hanno mai consigliato nulla.

Se i sindaci, sul da farsi, faranno massa critica in un confronto permanente con la Regione, c’è la possibilità che il litorale tirrenico-paolano, e non solo, si rimetta in piedi.
Se prevarranno logiche di appartenenza o di vicinanza a questo o a quel politico, egoismi di campanile, speculazioni sui danni effettivi subiti, tutta la costa resterà in ginocchio non solo per la imminente stagione estiva ma chissà per quanti anni a venire.
Se la “ricostruzione” la si affida alla politica senza esercitare alcun controllo sulla destinazione delle risorse, si accumuleranno ritardi e inefficienze di incalcolabile danno sociale. E’ già accaduto in altre tristi occasioni e dalle zone terremotate si traggono ammonimenti di cui bisogna tenere conto.
I sindaci diano prova di responsabilità e compattezza e avranno al loro fianco le popolazioni. Tutti insieme si può vincere.
Da soli, col cappello in mano, non si va da nessuna parte .
Ci si umilia soltanto.

Emilio Perfetti

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