abusivismo

Lo stato di emergenza post mareggiata solo a chi non è abusivo

E’ giunto il momento della conta dei danni dopo la disastrosa mareggiata che ha flagellato la costa tirrenica.

Senza soffermarci sulle cause della mareggiata che hanno visto la rete invasa da numerose e colorite supposizioni, dall’attività vulcanica sotterranea all’eruzione dello Stromboli, … oggi che è più chiaro lo sfacelo che il mare ha provocato, parte la ricostruzione di ciò che è recuperabile e il conteggio dei danni.

Con molta probabilità sarà dichiarato lo stato di emergenza per quei territori coinvolti dalla mareggiata del 21 marzo. Gli ingenti danni, pubblici e privati, causati dall’eccezionale evento che si è verificato, potrebbero essere arginati dal Fondo per le emergenze nazionali da cui vengono attinte più tempestivamente le risorse per fronteggiare eventi simili. Se dichiarato e concesso, nei prossimi giorni di procederà, come da legge dello Stato, con la ridefinizione degli ambiti di intervento disciplinati con ordinanze di protezione civile, e con la ricognizione puntuale dei fabbisogni per le attività di ripristino e censimento dei danni da parte dei Commissari delegati.

Occasione propizia per contrastare l’abusivismo, esistente e futuro

Per evitare che si ripetano devastazioni simili e per cominciare ad attuare misure contro l’abusivismo, sarebbe opportuno che gli importi segnalati dalla Regione Calabria per la richiesta dello stato di emergenza, finalizzati alla copertura delle spese per gli interventi urgenti, siano al netto del recupero di tutto ciò che di abusivo è stato distrutto.

Prevenzione è anche questo, ci sia una presa di posizione da parte delle istituzioni a tutti i livelli per fare in modo che già dalla prima stima dei danni, dalla ricognizione effettuata dai Commissari Delegati dei fabbisogni necessari per il ripristino delle strutture e delle infrastrutture pubbliche e private, si faccia un censimento di ciò che non deve essere destinatario di risorse perchè abusivo. Spetterà all’amministrazione competente in via ordinaria a coordinare gli interventi una volta chiuso lo stato di emergenza, sarà quindi doveroso un ulteriore approfondimento sullo stato dell’abusivismo in ogni comparto municipale.

Lidi: concessioni annuali solo in luoghi sicuri

Sono decine le strutture balneari che hanno subito ingenti danni, attività che fanno vivere famiglie intere anche solo con la ridotta stagione estiva che la Calabria sa offrire. Tra i lidi, molti hanno i necessari permessi per occupare il demanio, altri non ce l’hanno, altri ancora hanno concessioni annuali (pur chiudendo 9 mesi all’anno), altri ancora hanno concessioni stagionali e permangono sul demanio 12 mesi all’anno.
Compito di una testata giornalistica è fotografare la realtà delle cose. Oggi la realtà è che il mare ha distrutto intere attività che con sacrifici consentono di sbarcare il lunario a molteplici famiglie, la realtà è anche, però, la moltitudine di attività abusive che negli anni, non solo hanno goduto dei paraocchi delle istituzioni ma potrebbero godere dei risarcimenti del Fondo per le emergenze nazionali sottraendoli alla vera prevenzione attraverso una difesa costiera più capillare.
Inoltre, pur con le concessioni in regola, molte attività insistono su porzioni di demanio vulnerabili a eventi come quello del 21 marzo. La ciclicità di mareggiate simili, anche se a distanza di decenni, è imprevedibile, le repliche si stanno via via riducendo. Sarebbe opportuna una più attenta pianificazione in relazione alla storicità degli eventi e agli effetti che in quella determinata zona hanno creato.

Edilizia: il tracciato ferroviario ha limitato i danni

E’ paradossale affermare che se non ci fosse stata la tratta ferroviaria che ha delimitato molti ambiti urbani, probabilmente, oggi, piangeremmo vittime. L’espansione urbana sarebbe avvenuta costruendo su quello che una volta era terreno a ridosso della spiaggia, poi è diventato spiaggia, oggi è mare.

Il mancato controllo dell’abusivismo edilizio è ormai diventato cronico, le istituzioni sono responsabili dello sfacelo che il mare ha creato, a tutti i livelli. Le Procure si muovano, non aspettino le denunce che sono sempre più rare proprio perchè la cronicizzazione dell’abuso, rende lecito quello che lecito non è, anche agli occhi degli ignari cittadini.

 

 

 

 

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